ZOLTAN BELA "Transition Icons"

"TRANSITION ICONS"
Gli artisti dell’est europeo sono sempre più protagonisti della scena internazionale, ma in particolare è proprio la Romania a fornire, con la cosiddetta Scuola di Cluj, un esempio di quanto stiano cambiando le coordinate artistiche mondiali. Dopo il 1989 molte cose sono cambiate in Europa, soprattutto le parole Est e Ovest hanno mutato radicalmente significato, ma l’ energia e le capacità tecniche dei giovani artisti rumeni, si stanno rivelando una delle più interessanti novità del panorama contemporaneo.
Zoltan Bela è una delle realtà più notevoli anche perché ha deciso di legarsi alla tecnica pittorica per organizzare una propria visione della realtà che gli appartiene. Il suo lavoro mette insieme, spesso con raffinata ironia, le immagini del suo paese che ancora risentono della memoria storica e industriale. Un’ automobile come la “Dacia”, spesso rappresentata immobile, disastrata, come elemento del paesaggio e non della motorizzazione nazionale, diventa un simbolo di un cambiamento che tarda a sopraggiungere, ma anche con la sottile nostalgia di qualcosa che viene perduto.
Nei suoi dipinti dai toni alti e dai colori polverosi, appare una Romania sentimentale, ma senza rimpianti. In quanto artista non si limita a registrare, in lui tutto diventa simbolico, come nell’opera intitolata “Aurochs”, in cui il bufalo europeo guarda l’osservatore del quadro all’interno di una sgangherata officina. L’Aurochs o Urus sta a significare tutto ciò che si trasforma, ma non cambia veramente. Ogni regime, come quello comunista, lascia delle tracce difficili da cancellare anche da parte della storia.
Un giovane artista prende una sua posizione che è quella di essere un attento testimone, ma anche di una persona che vuole vivere la sua realtà rappresentandola. Ma è solo con l’ironia che ci si può aprire la mente ad un pensiero differente e a saper guardare la realtà in modo critico ma anche partecipe. La memoria è personale in questo caso perché appartiene a tutti, perché è condivisa. La pittura concettuale di Zoltan Bela non finisce davanti alla retina, sa andare oltre con il racconto di storie che ancora non conosciamo e coinvolgendoci in un futuro che appartiene a tutti noi, oggi in Europa.
Valerio Dehò
Gli artisti dell’est europeo sono sempre più protagonisti della scena internazionale, ma in particolare è proprio la Romania a fornire, con la cosiddetta Scuola di Cluj, un esempio di quanto stiano cambiando le coordinate artistiche mondiali. Dopo il 1989 molte cose sono cambiate in Europa, soprattutto le parole Est e Ovest hanno mutato radicalmente significato, ma l’ energia e le capacità tecniche dei giovani artisti rumeni, si stanno rivelando una delle più interessanti novità del panorama contemporaneo.
Zoltan Bela è una delle realtà più notevoli anche perché ha deciso di legarsi alla tecnica pittorica per organizzare una propria visione della realtà che gli appartiene. Il suo lavoro mette insieme, spesso con raffinata ironia, le immagini del suo paese che ancora risentono della memoria storica e industriale. Un’ automobile come la “Dacia”, spesso rappresentata immobile, disastrata, come elemento del paesaggio e non della motorizzazione nazionale, diventa un simbolo di un cambiamento che tarda a sopraggiungere, ma anche con la sottile nostalgia di qualcosa che viene perduto.
Nei suoi dipinti dai toni alti e dai colori polverosi, appare una Romania sentimentale, ma senza rimpianti. In quanto artista non si limita a registrare, in lui tutto diventa simbolico, come nell’opera intitolata “Aurochs”, in cui il bufalo europeo guarda l’osservatore del quadro all’interno di una sgangherata officina. L’Aurochs o Urus sta a significare tutto ciò che si trasforma, ma non cambia veramente. Ogni regime, come quello comunista, lascia delle tracce difficili da cancellare anche da parte della storia.
Un giovane artista prende una sua posizione che è quella di essere un attento testimone, ma anche di una persona che vuole vivere la sua realtà rappresentandola. Ma è solo con l’ironia che ci si può aprire la mente ad un pensiero differente e a saper guardare la realtà in modo critico ma anche partecipe. La memoria è personale in questo caso perché appartiene a tutti, perché è condivisa. La pittura concettuale di Zoltan Bela non finisce davanti alla retina, sa andare oltre con il racconto di storie che ancora non conosciamo e coinvolgendoci in un futuro che appartiene a tutti noi, oggi in Europa.
Valerio Dehò

