"LEONID SOKOV"
 
 

"LEONID SOKOV"
Giacinto di Pietrantonio

Sicuramente l'arte russa, ma soprattutto la Russia dopo la Rivoluzione d'Ottobre - 1917 - ha occupato i nostri sogni e pensieri, perché, nel bene e nel male, tutto ciò che dipendeva dall'Unione Sovietica - CCCP - e dal suo andamento politico e culturale finiva per riguardarci sia direttamente che indirettamente per il futuro dell'Europa e della sua ricomposizione politica, sociale, economica e culturale. Ciò è accaduto per tanti fattori tra cui non vanno sottovalutate le spinte nazionalistiche ed etniche che negli ultimi anni hanno prodotto la rottura che tutti conosciamo, rilanciando la questione delle identità nazionali. Se tutto ciò finisce per riguardarci è non solo perché abitiamo questo mondo, ma in quanto da più di quarant' anni abbiamo vissuto il desiderio di un'Europa che dopo il crollo del muro di Berlino sembra possibile realizzare seppur nella varietà della composizione delle diverse culture e nazioni. T aIe riapertura dei rapporti tra Est ed Ovest e il suo intensificarsi sta ovviamente ridisegnando una carta geografica più libera e fluida che si cerca di cucire sulla varietà della nazioni e delle culture, sulla volontà dei popoli di autodeterminarsi, ma ciò non senza problemi se si pensa alla riconversione economica della Germania o alle lotte dei Paesi Baltici. Dunque, la tensione verso la libertà è ancora alta e non tutta conquistata, ma proprio per questo la gente si batte come qualche decennio prima hanno fatto gli artisti, resistendo per promuovere una loro idea dell'arte che usciva dai canoni dell'imperativo socialista. In questo movimento d'affermazione delle libertà culturali, sociali e politiche gli artisti come la gente hanno percorso strade simili anche se in tempi diversi. Si trattava, infatti, di smontare il blocco centralista del Socialismo sovietico che voleva una popolazione e quindi una cultura livellata sugli stessi desideri e direttive, finendo per ignorare, un po' come certe aberrazioni dell' acca
demia modernista, la varietà che contraddistingue un collettivo fatto di individui. Perciò nel 1972, durante gli accordi politici ed economici tra URSS e Bangladesh e il raggiungimento di Venere da parte di una sonda spaziale sovietica, a Mosca nasce l'arte Sots (abbreviazione di socialista) che si propone di ribellarsi, disubbidire ai regolamenti statali, finendo per fare un uso ironico e dissacratorio delle icone socialiste, soprattutto dei simboli dello Stato espressi sia nei ritratti di Stalin e Lenin che nelle decorazioni e stemmi come la falce, il martello, la stella. Questi artisti, tra cui Leonid Sokov nato a Kalinin nel 1941 che a 13 anni si iscrive alla Scuola d'Arte di Mosca per divenire nel 1964 studente dell'Istituto Stroganov per l'Arte e il Design allievo dello scultore realista Matvei Manizer, finiscono per creare opere in cui le icone socialiste vengono risignificate tramite l'accostamento ai simboli della cultura popolare o religiosa, per cui la modificazione del contesto originario diventa una pratica decostruttiva, uno smontaggio e rimontaggio di pezzi in modo diverso che dà luogo ad altri discorsi tramite un' operazione a tutti gli effetti postmoderna. Accade un po' come per l'incontro tra una macchina da cucire e un ombrello su un tavolo anatomico dei surrealisti, senza che, però, il loro lavoro abbia nulla di surreale, perché legato intimamente e direttamente alla realtà del loro Paese. In tal modo quest' arte diventa critica nei confronti della politica statalista che stava alla situazione reale della nazione come un simulacro, un' astrazione che non ha nessun riscontro nella vita materiale e spirituale di tutti i giorni. Allora questo tipo di arte non è solo il desiderio dell' artista isolato di essere libero di fare quello che gli pare, ma un meccanismo di manovra sul o per il mondo, in quanto critica della situazione politica e messa in evidenza per contrario dei meccanismi culturali, sociali, politici, reali sia dell'Ovest che dell'Est. Difatti, se in Russia la situazione politica del partito, il Socialismo Reale è un' astrazione, un simulacro che cerca di governare il Paese, l'Occidente non è da meno, governato com'è dalla ridondanza delle finte informazioni di cui è costituito il contesto mediale. Ma cosa c'entra tutto ciò con l'arte direte voi? C'entra, perché essa tenta con la sua attività critica di riagganciare l'uomo'al reale. Difatti, gli artisti sovietici come Sokov con le loro opere mostrano le aberrazioni del Socialismo e recuperano l'uomo a se stesso e ai suoi simili, in quanto deridendo i simboli della chiesa socialista, offrono la possibilità di liberarsi dell' autorità e di reinventarsi un proprio mondo. Così facendo essi tolgono la soggezione non solo nei confronti dello Stato, ma anche dell' alta cultura con l'immissione di elementi legati a quella bassa, ma non per questo meno importante e determinante. In questo tipo di operazioni Leonid Sokov mostra una grande sapienza e naturalezza, dovuta forse al fatto di essere nato in campagna e di aver studiato in città, per cui riesce a manipolare senza nessun senso di colpa e impaccio le due culture. Ciò si deve al fatto che lui è anche l'unico scultore del gruppo Sots scioltosi nell'86 negli Stati Uniti dove i suoi membri erano emigrati verso la metà degli anni Settanta, in quanto l'attività di scultore è piti legata nella sua versione artigianale, ai popoli che alle élite. Con questo non si pensi che Sokov sia un artigiano, ma un artista che presta attenzione a quelle pratiche dimenticate o emarginate come quelle provenienti dal folklore, della fiaba e del carnevale, dove l'uomo può essere o viene trasformato progressivamente in animale come nel caso di Padre, un' opera in cui a Stalin cresce una zampa d'orso. Questo dell'incontro o dell'incastro con l'orso da parte. di Stalin è un tema preferito dall' artista, perché può mostrare al meglio la lotta fra le due culture, quella comunista di cui Stalin è uno dei padri o quella del popolo che identifica nell' orso il simbolo della Russia che chiamano affettuosamente Boris. E, difatti, l'orso, il popolo vero, nell'intenzione dell' artista piscia pure sulla denominazione artificiosa dell'impero sovietico: CCCP; oppure diventa un animale affettuoso in Madre Russia, dove abbraccia una betulla ed è incorniciato tra quattro fotografie che rappresentano i luoghi e persone dell'infanzia dell' artista.
Pardon! Avevo detto che Sokov è l'unico scultore del disciolto gruppo Sots, mentre vi parlo di pitture; certo, perché contemporaneamente egli dipinge anche, per cui non vi salti in mente di pensare che l'uso del colore e delle relative forme sia una concessione all' occidente di sapore neo espressionista, in quanto l'artista conduce questi due giochi da sempre. Questa è certo un'indicazione anche se so che poi farete come vi pare, solo perché vi piace la soluzione più facile, mentre l'arte è un gioco difficile, complesso, affatto semplice a cui non basta il sistema dell' arte e le sue regole. In questo caso Sokov come i suoi amici hanno detto la loro, in quanto hanno dimostrato che non è il sistema dell'arte a fare l'arte come l'occidente ha pensato e pensa in questi anni, perché l'arte si fa da sé con gli artisti altrimenti non si spiegherebbe il fiorire dell' arte dell' est, di quella che fino a poco tempo fa era clandestina in un' organizzazione sociale in cui il sistema e l'economia dell' arte per gli artisti non ufficiali erano e sono assenti.
Ma veniamo ora alla scultura, sia a quella che c'è in mostra che a quella che non c'è, alle opere di bronzo dorato che a quelle di legno intagliate e dipinte assenti. Opere che per presenza mostrano lo splendore dell' oro come memoria della Russia di Pietro il Grande e Caterina, un ricordo ancora presente in certe città che mostra come il potere usi questo metallo per glorificarsi, un colore che è anche essenza spirituale riconducibile alla tradizione artistica dei fondi oro delle icone e iconostasi. In questo caso, però, il confronto non è condotto solo all'interno dell'immaginario russo, ma con la giustapposizione di immagini dell' occidente come Marylin Monroe o Giacomentti riflette e decontestualizza ancora una volta la cultura alta e bassa di differenti popoli. Nell' assenza, invece, ci sono le sculture colorate e "rozzamente" intagliate che si riallacciano alla tradizione popolare e sciamanica russa, mentre quando hanno i fili che li muovono a quello dei giocattoli e delle marionette. Si tratta del recupero di un mondo dimenticato, ma sempre presente nella storia e nella cultura russa che è il contrastare quella volontà di occidentalizzazione che dai tempi di Pietro il Grande ha contraddistinto la classe del potere per cui l'erba del vicino è sempre la migliore. Ma la soluzione non è questa se esiste soluzione, perché le identità nazionali si fanno sempre piti pressanti nella loro volontà di autodeterminarsi e per questo che l'arte di Sokov finisce per mostrare la sua aderenza al quotidiano in favore della realtà di un popolo in più che fa la differenza di uno Stato in meno.


 
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