OMAR GALLIANI "De Sidus"
 
 
L'ispirazione
Giuseppe Conte

La poesia ha movimento come il fuoco e l'acqua, produce frutti come la terra, è leggera come l'aria: il linguaggio ha in sé la memoria di questi elementi.

L'ispirazione ha la stessa natura dello Spirito con cui il più grande poeta italiano del XVI secolo, il Tasso, conversa in uno dei suoi Dialoghi, quello che si intitola Il Messaggero. «Ma s'angelo non sei, né anima felice, che puoi essere? Demone, o anima infelice non istimo che tu sii». Leggendo il Dialogo, noi possiamo capire che questo Spirito non viene né dal Paradiso né dall'Inferno: che è un ambasciatore, un semidio, una creatura eterea della mente che vive però lontano dalla mente, lo spirito di quella immaginazione filosofica che scende sempre sul capo dei massimi poeti. L'ispirazione, come il «messaggero» del Tasso, viene da un mondo di mezzo, che si estende tra la mente, l'immaginazione, l'anima degli uomini e la energia fluente dell'universo, la potenza immaginativa degli dei.
La poesia ha le stesse qualità dei primi elementi: ha movimento come il fuoco e l'acqua, produce frutti come la terra, è leggera come l'aria: il linguaggio ha in sé la memoria di questi elementi: il poeta chiama ispirazione la corrente che porta attraverso la sua anima e attraverso il suo linguaggio il ritmo dell'universo.
Quando il Dryden scrisse: «Noi che siamo sacerdoti di Apollo dobbiamo aspettare che il dio venga in corsa su di noi, e ci invada, con furia» stava usando Apollo come una figura retorica, classicistica? Ora, noi sappiamo bene che, secondo la psicologia politeistica di James Hillman, gli antichi dei vivono nella nostra anima, e sono la pulsante, poetica energia della nostra mente.
Il lavoro psicologico di James Hillman «È anche una estetica, in quanto immagina che la mente abbia un fondamento poetico (non biologico, né ideologico, né linguistico)>>. Dobbiamo aprire i nostri occhi e guardare l'universo con lo sguardo stupefatto degli antichi, dei popoli che adoravano il Sole, e con lo sguardo dell' eterno «puer» che canta nella nostra anima.
L'ispirazione è in connessione con l'infanzia, la nostra individuale e quella del linguaggio e del mondo, come scrissero sia Vico sia Shelley.
L'infanzia e la luce metamorfica del linguaggio sono la metafora, l'infanzia e la luce metamorfica della metafora sono il mito: il mito è la metafora prolungata nella quale l'anima umana scrive il suo sogno su se stessa, sulla sua prima nascita, sul mistero della sua vita nell'universo.
Ora, io non credo che esista una profonda, necessaria ispirazione senza una relazione con il mito.
Possiamo vedere il sogno del ritorno alla Grecia, il mito greco in Holderlin e in Goethe, in Foscolo e in Keats; Leopardi e Baudelaire trassero ispirazione dal loro ego, senza una evidente relazione con il mito, ma essi furono capaci di alzare la loro assoluta soggettività allivello delle più profonde domande e dei più profondi simboli.
Shelley scrisse: «i poeti sono i non riconosciuti legislatori del mondo», in quanto pensava che i poeti fossero innanzi tutto dei mythmakers. Yeats, Thomas, Lawrence, furono capaci di essere mythmakers anche nel nostro secolo. L'ispirazione viene dall'angoscia e dal desiderio che proviamo quando guardiamo il punto dove le stelle cominciano a brillare la sera, quando ci sentiamo soli nell'universo, come cavalli nei campi e salmoni tra le onde: sentiamo che desidereremmo essere profondi come il cielo, mutevoli come le nuvole, innumerevoli come le stelle.
Desiderio (désir in francese, desire in inglese, deseo in spagnolo) è una parola che deriva da latino desiderium. E la parola latina desiderium viene da una preposizione, de, e da un sostantivo, sidus: de sta a significare la mancanza, sidus vuoI dire astro. Quando il sacerdote pagano, l'augure politeista guardava il cielo, poteva accadere che nel cielo trovasse le stelle propizie (il verbo «considerare» viene da cum e sidus: e considerare genera la sapienza, la filosofia, la meditazione). Ma talvolta il sacerdote pagano scrutava il cielo invano: non c'era (de) Ja stella (sidus) che stava cercando: la parola «desiderio» viene da quella mancanza, da quella assente, oscura stella: e il desiderio genera la poesia, l'anima tragica e il destino. Possiamo cominciare a scrivere - siamo ispirati - quando lasciamo che gli antichi dei in esilio e le ruotanti costellazio.ni vengano in corsa su di noi. La profondità del desiderio vince.
Così, l'ispirazione ha un ordine fatale, cosmico. Alla fine, l'uomo che è ispirato, che è in contatto con le visioni, con la gioia e con l'energia, è l'uomo che deve sottomettersi all' ordine ritmico del destino.


 
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