Francesco Sena "COME SPARIRE COMPLETAMENTE"

COME SPARIRE COMPLETAMENTE
Lòrànd Hegyi
Tutto ciò che vediamo sull'opaca e opalina superficie dell'immagine sembra trovarsi ad una strana, improbabile distanza, come se osservassimo le formazioni attraverso un vetro lattiginoso che impedisce di vedere chiaramente. Tale distanza crea da una parte un'ampiezza fisica, una profonda spazialità, conferisce alle rappresentazioni un senso di lontananza, di irraggiungibilità. D'altra parte essa evoca immagini, scene storie che permettono di dare libero corso a fantasia ed immaginazione. Meno riusciamo a vedere, meno a fuoco è il nostro sguardo, meno nitide sono le figure e i loro contorni, più si fa grande lo spazio per la fantasia che integra ciò che vediamo, ricomponendo le impressioni visive in scene e storie decifrabili.
Tutto è molto lontano da noi, praticamente irraggiungibile. Ci troviamo dall'altra parte di un mondo, come osservatori esclusi che da una sponda di un ampio fiume rivolgono lo sguardo verso l'altra sponda, ma non potranno mai attraversare il corso d'acqua. Distanza, esclusione, osservazione passiva di una realtà lontana che non è la nostra, anche se in una qualche maniera - inquietante e confusa - ci sembra molto familiare.
Questa enigmaticità, da una parte molto distante ma ugualmente molto vicina nella dimensione nell'immaginazione e dell'emozione, esterna, fuori dalla realtà visibile, ma al contempo interiore, inserità in una realtà nota e inquietante, conferisce alle immagini di Francesco Sena un'ambivalenza ed un'emozionalità toccanti. Distanza, passività e contemplazione da una parte, coinvolgimento emotivo, curiosità, turbamento, insicurezza dall'altra, tutto ciò suscita in chi guarda interrogativi che riguardano sia lo sua posizione di osservatore che lo natura stessa di questa distanza.
Lo spettatore non può sapere con certezza se ciò che vede corrisponda in effetti alle sue idee ed esperienze o se egli abbia definitivamente e per sempre perso il senso dell'orientamento. Nella nebbia compaiono figure che potrebbero però essere anche solo prodotto della sua fantasia, creazioni della sua immaginazione che non corrispondono alla realtà tangibile. Tutto è lontano dal mondo reale dell'osservatore, fluttua nella fitta nebbia che impedisce l'orientamento, fa sì che le linee dei contorni si confondano e non si riconoscano più le relazioni tra i singoli soggetti. Questa distanza fisica crea una sensazione di distacco rispetto a cose che risultano irraggiungibili ed indecifrabili. Contemporaneamente essa produce però anche una relazione completamente diversa con le cose, permettendo alla fantasia di creare nuove formazioni, nuovi collegamenti, nuove situazioni narrative. Diviene sempre più intensa la voglia di una narrazione interiore, il desiderio di scoprire nuovi misteriosi rapporti si fa sempre più forte! Così le immagini perdono la loro originaria inerzia. Iniziano a vivere e trascinano lo spettatore passivo nel loro mondo enigmatico.
Come in un sogno, figure umane si combinano a figure animali, oggetti a paesaggi, case, alberi e strade e tutto ciò avviene in una maniera che suggerisce la necessità di questi collegamenti. L'osservatore non sa che cos'è a connettere i singoli soggetti tra di loro, ma la sensazione che ha è che queste misteriose combinazioni siano dettate da una necessità interiore imprescindibile, da una logica interiore della quale non si può dubitare. I singoli elementi sono innegabilmente collegati tra di loro da una forza quasi mistica. Domina un'alleanza latente, ma molto forte, indissolubile tra cose che si collegano in modo fatale ed esemplare.
Nonostante la sua natura rimanga misteriosa, viene chiaramente avvertito questo intenso ma inspiegabile senso di appartenenza. Una certa ovvietà ed obiettività si manifestano in queste situazioni immobili e congelate, in cui le cose sono al contempo perdute e collegate tra di loro. Attraverso la fitta nebbia riconosciamo situazioni in cui il carattere narrativo quasi non viene espresso o reso esplicito; e ugualmente si
cercano avvenimenti che potrebbero essere delle chiavi di lettura per giungere ad una spiegazione. La sensazione di mistero, lo sensazione di un "dietro le quinte" si intensifica sempre di più, più a lungo si osservano le immagini, alla ricerca di un loro possibile contenuto. Questo contenuto si materializza in situazioni iconografiche enigmatiche ma ugualmente semplici.
Le situazioni iconografiche evocano storie, fiabe, singolari racconti di un narratore anonimo, caratterizzate da una dolce liricità. Poesia e enigmaticità, semplicità e pluridimensionalità, banale e fiabesco caratterizzano le immagini. l'osservatore cerca perplesso una spiegazione razionale, in realtà superflua, poiché le scene sono percepibili come realtà enigmatiche, verità fattuale. L'enigmaticità domina l'approccio dell'osservatore più del fenomeno dell'immagine stessa. L'immagine rimane stranamente reale, nonostante sia improbabile, rimane banale, nonostante sia enigmatica e inspiegabile. Quest'ambivalenza è provocatoria, viene però al contempo recepita ed accettata in modo fmmediato quale carattere evidente, ovvio del fenomeno iconografico. Tutto è dolce, tranquillo, concreto ed ovvio, addirittura l'enigmatico.
Il trattamento pittorico della luce gioca un ruolo fondamentale. Una luce molto discreta, strana, sia reale - artificiale - che irreale - immaginaria - si posa sui luoghi dell'immagine come su un palcoscenico. La luminosità di una luce
irrazionale, senza fonte definita, senza punto di partenza, rende omogeneo lo spazio dell'immagine e fa sì che i contorni delle figure si confondano e le relazioni nello spazio tra soggetti rimangano poco ambigue. La luce è banale ed enigmatica quanto le scene stesse. L'omogeneità della luminosità, la rinuncia ad effetti di luce ed ombra teatrali contribuisce a far sì che le scene che formano l'immagine sembrino trovarsi giustapposte in modo distaccato ed indifferente.
La monotonia sottolinea la materialità, la passività, l'immobilità dei motivi e ne fa oggetti congelati nella loro situazione in una staticità senza tempo. Paradossalmente questa materialità evoca proprio il carattere narrativo della composizione che è avvolta da un 'aura enigmatica. L'osservatore ha l'impressione che qui sia avvenuto qualcosa, qualcosa di misterioso che non possiamo conoscere. Ciò. che vediamo nelle immagini è il risultato di un awenimento passato che per noi rimarrà per sempre un mistero. L'immagine sembra essere un'istantanea di una situazione in cui gli elementi sono stati ordinati secondo una costellazione che appare necessaria. Singolari scene compaiono ai nostri occhi: su un prato giace una fanciulla, sul corpo seminudo sono posati due grandi rapaci, mentre un terzo uccello se ne vola via; un giovane uomo, dallo sguardo malinconico, un grande corvo nero ai suoi piedi, come se avesse luogo qui un curioso dialogo; una fanciulla dormiente che giace in uno spazio vuoto, dal cui ventre esce un ruscello di sangue rosso, un'immagine
scioccante ma giocosa al contempo, come In un sogno.
Un'altra immagine ci mostra il pittore seduto su una panchina in un parco cittadino, mentre osserva la sua città. Di fronte a lui vediamo la città, case grigie, strade, automobili, la vita quotidiana. Tutto è inserito in una pesante staticità immutabile, tutto suggerisce uno stato perpetuo, durevole delle cose, ma anche una sorta di fugacità, una dolorosa fragilità delle effimere, piccole, quasi, inavvertite banalità che scompaiono senza lasciare quasi traccia, ma riempiono la vita. Malinconia ed obiettività, distanza rispetto alle cose ed identificazione emozionale con la microrealtà, concretezza dell'osservazione e narratività onirica si integrano a vicenda nelle scene enigmatiche di Francesco Sena, nonostante all'osservatore venga sempre data l'impressione che, anche se può percepire ciò che accade, non riuscirà mai a giungere al suo nocciolo, ad una vera spiegazione. Gli avvenimenti rappresentati rimangono enigmatici, irraggiungibili e impenetrabHi. L'osservatore rimane seduto al limite, non riuscirà a varcare un confine invisibile, dovrà rimanere per sempre dall'altra parte ...
Lòrànd Hegyi
Tutto ciò che vediamo sull'opaca e opalina superficie dell'immagine sembra trovarsi ad una strana, improbabile distanza, come se osservassimo le formazioni attraverso un vetro lattiginoso che impedisce di vedere chiaramente. Tale distanza crea da una parte un'ampiezza fisica, una profonda spazialità, conferisce alle rappresentazioni un senso di lontananza, di irraggiungibilità. D'altra parte essa evoca immagini, scene storie che permettono di dare libero corso a fantasia ed immaginazione. Meno riusciamo a vedere, meno a fuoco è il nostro sguardo, meno nitide sono le figure e i loro contorni, più si fa grande lo spazio per la fantasia che integra ciò che vediamo, ricomponendo le impressioni visive in scene e storie decifrabili.
Tutto è molto lontano da noi, praticamente irraggiungibile. Ci troviamo dall'altra parte di un mondo, come osservatori esclusi che da una sponda di un ampio fiume rivolgono lo sguardo verso l'altra sponda, ma non potranno mai attraversare il corso d'acqua. Distanza, esclusione, osservazione passiva di una realtà lontana che non è la nostra, anche se in una qualche maniera - inquietante e confusa - ci sembra molto familiare.
Questa enigmaticità, da una parte molto distante ma ugualmente molto vicina nella dimensione nell'immaginazione e dell'emozione, esterna, fuori dalla realtà visibile, ma al contempo interiore, inserità in una realtà nota e inquietante, conferisce alle immagini di Francesco Sena un'ambivalenza ed un'emozionalità toccanti. Distanza, passività e contemplazione da una parte, coinvolgimento emotivo, curiosità, turbamento, insicurezza dall'altra, tutto ciò suscita in chi guarda interrogativi che riguardano sia lo sua posizione di osservatore che lo natura stessa di questa distanza.
Lo spettatore non può sapere con certezza se ciò che vede corrisponda in effetti alle sue idee ed esperienze o se egli abbia definitivamente e per sempre perso il senso dell'orientamento. Nella nebbia compaiono figure che potrebbero però essere anche solo prodotto della sua fantasia, creazioni della sua immaginazione che non corrispondono alla realtà tangibile. Tutto è lontano dal mondo reale dell'osservatore, fluttua nella fitta nebbia che impedisce l'orientamento, fa sì che le linee dei contorni si confondano e non si riconoscano più le relazioni tra i singoli soggetti. Questa distanza fisica crea una sensazione di distacco rispetto a cose che risultano irraggiungibili ed indecifrabili. Contemporaneamente essa produce però anche una relazione completamente diversa con le cose, permettendo alla fantasia di creare nuove formazioni, nuovi collegamenti, nuove situazioni narrative. Diviene sempre più intensa la voglia di una narrazione interiore, il desiderio di scoprire nuovi misteriosi rapporti si fa sempre più forte! Così le immagini perdono la loro originaria inerzia. Iniziano a vivere e trascinano lo spettatore passivo nel loro mondo enigmatico.
Come in un sogno, figure umane si combinano a figure animali, oggetti a paesaggi, case, alberi e strade e tutto ciò avviene in una maniera che suggerisce la necessità di questi collegamenti. L'osservatore non sa che cos'è a connettere i singoli soggetti tra di loro, ma la sensazione che ha è che queste misteriose combinazioni siano dettate da una necessità interiore imprescindibile, da una logica interiore della quale non si può dubitare. I singoli elementi sono innegabilmente collegati tra di loro da una forza quasi mistica. Domina un'alleanza latente, ma molto forte, indissolubile tra cose che si collegano in modo fatale ed esemplare.
Nonostante la sua natura rimanga misteriosa, viene chiaramente avvertito questo intenso ma inspiegabile senso di appartenenza. Una certa ovvietà ed obiettività si manifestano in queste situazioni immobili e congelate, in cui le cose sono al contempo perdute e collegate tra di loro. Attraverso la fitta nebbia riconosciamo situazioni in cui il carattere narrativo quasi non viene espresso o reso esplicito; e ugualmente si
cercano avvenimenti che potrebbero essere delle chiavi di lettura per giungere ad una spiegazione. La sensazione di mistero, lo sensazione di un "dietro le quinte" si intensifica sempre di più, più a lungo si osservano le immagini, alla ricerca di un loro possibile contenuto. Questo contenuto si materializza in situazioni iconografiche enigmatiche ma ugualmente semplici.
Le situazioni iconografiche evocano storie, fiabe, singolari racconti di un narratore anonimo, caratterizzate da una dolce liricità. Poesia e enigmaticità, semplicità e pluridimensionalità, banale e fiabesco caratterizzano le immagini. l'osservatore cerca perplesso una spiegazione razionale, in realtà superflua, poiché le scene sono percepibili come realtà enigmatiche, verità fattuale. L'enigmaticità domina l'approccio dell'osservatore più del fenomeno dell'immagine stessa. L'immagine rimane stranamente reale, nonostante sia improbabile, rimane banale, nonostante sia enigmatica e inspiegabile. Quest'ambivalenza è provocatoria, viene però al contempo recepita ed accettata in modo fmmediato quale carattere evidente, ovvio del fenomeno iconografico. Tutto è dolce, tranquillo, concreto ed ovvio, addirittura l'enigmatico.
Il trattamento pittorico della luce gioca un ruolo fondamentale. Una luce molto discreta, strana, sia reale - artificiale - che irreale - immaginaria - si posa sui luoghi dell'immagine come su un palcoscenico. La luminosità di una luce
irrazionale, senza fonte definita, senza punto di partenza, rende omogeneo lo spazio dell'immagine e fa sì che i contorni delle figure si confondano e le relazioni nello spazio tra soggetti rimangano poco ambigue. La luce è banale ed enigmatica quanto le scene stesse. L'omogeneità della luminosità, la rinuncia ad effetti di luce ed ombra teatrali contribuisce a far sì che le scene che formano l'immagine sembrino trovarsi giustapposte in modo distaccato ed indifferente.
La monotonia sottolinea la materialità, la passività, l'immobilità dei motivi e ne fa oggetti congelati nella loro situazione in una staticità senza tempo. Paradossalmente questa materialità evoca proprio il carattere narrativo della composizione che è avvolta da un 'aura enigmatica. L'osservatore ha l'impressione che qui sia avvenuto qualcosa, qualcosa di misterioso che non possiamo conoscere. Ciò. che vediamo nelle immagini è il risultato di un awenimento passato che per noi rimarrà per sempre un mistero. L'immagine sembra essere un'istantanea di una situazione in cui gli elementi sono stati ordinati secondo una costellazione che appare necessaria. Singolari scene compaiono ai nostri occhi: su un prato giace una fanciulla, sul corpo seminudo sono posati due grandi rapaci, mentre un terzo uccello se ne vola via; un giovane uomo, dallo sguardo malinconico, un grande corvo nero ai suoi piedi, come se avesse luogo qui un curioso dialogo; una fanciulla dormiente che giace in uno spazio vuoto, dal cui ventre esce un ruscello di sangue rosso, un'immagine
scioccante ma giocosa al contempo, come In un sogno.
Un'altra immagine ci mostra il pittore seduto su una panchina in un parco cittadino, mentre osserva la sua città. Di fronte a lui vediamo la città, case grigie, strade, automobili, la vita quotidiana. Tutto è inserito in una pesante staticità immutabile, tutto suggerisce uno stato perpetuo, durevole delle cose, ma anche una sorta di fugacità, una dolorosa fragilità delle effimere, piccole, quasi, inavvertite banalità che scompaiono senza lasciare quasi traccia, ma riempiono la vita. Malinconia ed obiettività, distanza rispetto alle cose ed identificazione emozionale con la microrealtà, concretezza dell'osservazione e narratività onirica si integrano a vicenda nelle scene enigmatiche di Francesco Sena, nonostante all'osservatore venga sempre data l'impressione che, anche se può percepire ciò che accade, non riuscirà mai a giungere al suo nocciolo, ad una vera spiegazione. Gli avvenimenti rappresentati rimangono enigmatici, irraggiungibili e impenetrabHi. L'osservatore rimane seduto al limite, non riuscirà a varcare un confine invisibile, dovrà rimanere per sempre dall'altra parte ...

